La curva dell’oblio descrive come un ricordo si indebolisce nel tempo: si perde molto subito dopo aver studiato e poi sempre più lentamente. Fu misurata nel 1885 da Hermann Ebbinghaus. Per contrastarla non serve studiare di più, serve ripassare al momento giusto: poco prima di dimenticare, con intervalli che si allungano a ogni ripasso. È ciò che si chiama ripetizione dilazionata, o ripetizione distanziata.
Siamo il team di Flips, un’app di flashcard costruita proprio su questa idea. In questa guida mettiamo in ordine le cose che ci vengono chieste più spesso: cosa ha davvero misurato Ebbinghaus, quanto sono affidabili i numeri che si leggono in giro, quando ripassare e che differenza c’è tra i nomi con cui si trova la stessa tecnica.
Cos’è la curva dell’oblio e cosa misurò Ebbinghaus
Ebbinghaus era uno psicologo tedesco. Nel 1885 pubblicò uno studio in cui imparava a memoria liste di sillabe senza senso (come “DAX” o “BOK”), scelte apposta perché non evocassero nulla di già noto, e poi misurava quanto lavoro gli serviva per riapprenderle dopo un certo tempo. Quel “risparmio” di fatica era la sua misura del ricordo. Riportando i risultati su un grafico, ottenne una curva che scende ripida all’inizio e poi si appiattisce: la maggior parte di ciò che si dimentica, si dimentica presto.
Si citano spesso questi valori, in termini di quanto è andato perso:
| Dopo | Dimenticato (valore spesso citato) |
|---|---|
| 20 minuti | circa il 42% |
| 1 ora | circa il 56% |
| 1 giorno | circa il 66% |
| 6 giorni | circa il 75% |
Vanno letti con cautela. Sono numeri di un solo esperimento, su un solo soggetto (Ebbinghaus stesso), con materiale volutamente privo di significato. Una lezione che hai capito, un termine collegato a qualcosa che sai già o un vocabolo con una storia si dimenticano più lentamente, e fonti diverse riportano percentuali diverse. Il valore della curva è la forma, non i decimali: perdita rapida all’inizio, poi sempre più lenta, e un ripasso che “riporta in alto” il ricordo. Esperimenti successivi hanno ritrovato lo stesso andamento, anche se i numeri cambiano.
Perché la curva si può battere: il ripasso cambia la pendenza
La parte utile della curva è un’altra: ogni volta che richiami un’informazione con successo, la curva riparte da più in alto e scende più lentamente. Un ricordo ripassato una volta dopo un giorno non scompare alla stessa velocità di uno mai ripassato; dopo un secondo ripasso, qualche giorno più tardi, regge ancora più a lungo. Per questo i ripassi non vanno messi tutti vicini: conviene farli quando il ricordo è ancora recuperabile, ma già un po’ sbiadito, perché è lo sforzo di recuperarlo a rafforzarlo.
Mettiamola con un esempio. Uno studente di infermieristica impara il lunedì dieci termini di farmacologia. Se non li guarda più, la settimana dopo ne riconosce forse qualcuno. Se li ripassa il martedì, poi il giovedì, poi dopo una settimana, e ogni volta prova a rispondere prima di leggere, arriva al ripasso finale con quasi tutte le carte sapute, e ci ha dedicato solo pochi minuti per volta.
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Curva dell’oblio: quando ripassare
Non esiste un calendario valido per tutti, perché dipende da cosa studi e da quanto è difficile. Come punto di partenza, un riferimento molto usato è ripassare dopo 1, 3, 7, 14 e 30 giorni dal primo studio. Dopo l’ultimo ripasso a 30 giorni, le informazioni importanti si possono rivedere ancora a distanza di mesi. Due regole pratiche valgono più della tabella: se rispondi senza fatica, allunga l’intervallo; se sbagli o esiti molto, accorcialo e riporta la carta indietro di qualche giorno.
Il calendario cambia anche con la scadenza. Con un esame fra due settimane non c’è spazio per i 30 giorni, e va bene così: conta che il primo ripasso arrivi presto (di solito il giorno dopo) e che l’ultimo cada qualche giorno prima della prova. Per vedere le date, il nostro calcolatore di ripetizione dilazionata parte dal giorno in cui inizi e da uno schema di intervalli e ti dà l’elenco dei ripassi con il giorno della settimana; se gli dici quante carte hai e quante ne aggiungi al giorno, calcola anche in quanti giorni le avrai introdotte tutte.
Ripetizione dilazionata, distanziata, SRS: sono la stessa cosa?
In pratica sì. In italiano si trovano ripetizione dilazionata, ripetizione distanziata e, in inglese, spaced repetition, spesso abbreviata in SRS (spaced repetition system). Indicano tutte l’idea di distribuire i ripassi nel tempo con intervalli crescenti, in alternativa al ripasso concentrato. La differenza di nome non cambia il metodo: cambia se i tempi li calcoli tu su un calendario o li lascia calcolare un’app.
In Flips il tempo di ripasso non lo scegli tu: le carte che padroneggi si distanziano, quelle incerte tornano prima. Nell’elenco del mazzo vedi per ogni carta il livello di rischio di dimenticanza (l’“indicatore di dimenticanza”), così sai cosa ripassare per primo. Gli intervalli di 1-3-7-14-30 giorni restano un riferimento generale, non lo schema esatto che l’app applica.
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Prendi ciò che devi sapere e trasformalo in domande piccole con una risposta sola. Fai il primo ripasso il giorno dopo, rispondendo a mente prima di guardare. Quello che non ti viene lo riporti presto, quello che sai lo allontani. Se vuoi i trucchi per fare tutto questo più in fretta, anche in vista di maturità, università o concorsi, li abbiamo raccolti in come memorizzare velocemente.
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Domande frequenti
Cos’è la curva dell’oblio di Ebbinghaus?
È il grafico con cui lo psicologo Hermann Ebbinghaus descrisse nel 1885 come il ricordo di materiale appena imparato cala nel tempo: molto rapidamente all’inizio, poi più lentamente. I suoi numeri vengono da un solo esperimento su sé stesso, con sillabe senza senso, quindi vanno intesi come indicazione della forma della curva.
Quando conviene ripassare secondo la curva dell’oblio?
Poco prima di dimenticare. Come punto di partenza si usa un ripasso dopo 1, 3, 7, 14 e 30 giorni dal primo studio; se rispondi con facilità allunga l’intervallo, se sbagli accorcialo. È una guida generale, non uno schema fisso.
Ripetizione dilazionata e ripetizione distanziata sono la stessa cosa?
Sì, indicano lo stesso metodo: ripassare in momenti sempre più distanti nel tempo invece di concentrare tutto in un solo periodo. In inglese si chiama spaced repetition, e il sistema che calcola i tempi è spesso chiamato SRS.
Serve un’app per usare la ripetizione dilazionata?
No, bastano carte e un calendario. Un’app diventa comoda quando le carte sono molte, perché calcola al posto tuo quando far riapparire ciascuna. Flips si può provare gratis, per iPhone e Android.